Il discorso del Re: balbuzie e ….

Il dispositivo maestro allievo è sempre da inventare, e non è uno statuto genealogico, naturalistico. Non c’è il maestro nato e nemmeno l’allievo nato. La maestria richiede la scienza della parola, non il discorso del controllo e della padronanza del discorso. In tal senso, la balbuzie quale fallimento del controllo sulla parola toglie la terra sotto i piedi e indica come sia impossibile sottrarsi a camminare nel cielo.
sono cose che sappiamo sono che gia conosciamo ed è il nostro sesto senso che ci vieta di essere quello che all’ apparenza vogliamo solo se ne necessita l’occorenza….
ho visto il fim e un po mi ha fatto ricredere sulla balbuzie nella società.. in fin dei conti se nn era un re o quello che rappresentava nn lo facevano parlare di sicuro,… noi lo sappiamo ..e senza dubbio e ci fosse ora un re balbuziente noi saremmo tutti invitati a corte..e nn è quello che accade purtroppo… enrico caruso ne è stato il tag dei giorni nostri… io lo conosco ed è un amico un buon terapeuta e una brava persona , senza dubbio egli tartaglia e io lo percepisco e chi mette in dubbio le sue teorie sulla musico terapia cognitiva ecc… dovrebbe affrontare come facciamo noi quando diamo risp sulla propria balbuzie in tal senso vi garantisco che il film nn ci azzecca molto e personalmente nn descrive enrico caruso come re ,,ma un re come enrico caruso che ne sta facendo una questione personale a nome di tutti noi
Mirko Santoro
Per comprendere il significato della mia balbuzie parliamo di
ENTROPIA
primo pilastro di questa teoria
ci sembra utile iniziare dalla sua definizione qualitativa più generalizzata: è
un indicatore dello stato di disordine di un determinato insieme di corpi. Maggiore è
il disordine, maggiore è l’Entropia (“Entropia, sinonimo di disordine”: Helmholtz,
1821-1894).L’entropia risulta un ente non conservativo (salvo nelle trasformazioni
reversibili, del tutto teoriche): nelle trasformazioni realizzabili nella pratica, in cui si
ha un’interazione tra il sistema sotto osservazione e l’ambiente, si ha un incremento
di entropia dopo la trasformazione (questo consente di prevedere in che direzione
andrà la trasformazione). ,,,e mi consente di essere il mirko che conoscete
strrringere forte mollare e riaccompagnare dolcemente fino alla normalità
un abbraccio. una vita… fino un secondo.un risveglio. … sentirsi stretti in questa morsa come se fosse nostra… in quel secondo nel risveglio abbracciare la normalità della vita in un secondo strrrringere forte e mollare per poterne avere ancora.

20 ore faMirko Santoro
La prima definizione è normativa: la balbuzie è un disordine, quindi è speculare a un buon ordine, suo malgrado. Ma l’ordine delle serie (dei nomi e dei significanti) procede dal bene-male come ossimoro. Non c’è l’ordinalità fatta di presenza e assenza di ordine e disordine.

La balbuzie è un disordine nel ritmo della parola? È aritmia rispetto all’aritmetica. È algebra del ritmo, prendendolo per naturale o sociale, il che è lo stesso per la balbuzie: la società è presunta naturale. È naturale che i tutori di Demostene gli rubino l’eredità paterna, non sarebbero umani, mortalmente naturali se non lo fregassero. E Demostene è umanissismo nella sua vendetta oratoria, eroico nel fare tutto da solo. La balbuzie pare credere nella metamatematica, nel metalinguaggio e nella metapsicanalisi.

Nella definizione dell’OMS c’è il ritmo della parola e si riferisce a una funzione umana. È un ritmo che non richiede la logica singolare né l’industria poetica delle cose. Sarebbe un ritmo che l’uomo ha come una sua facoltà. In tal senso la balbuzie sarebbe un’anoressia mentale della parola: non appetisce la parola di tutti, il normale fluire del discorso, e finisce paradossalmente per mangiarsi le parole, perché sono parole d’uomo mortale. Parole di morte, sostanziali, che non vuole mandare giù. La parola è sostanza per la balbuzie. Per questo la balbuzie è coatta come una tossicomania, la sua droga è invisibile, e pure il suo vino. Il balbuziente è drogato senza droga, alcolista senza alcool… Il rovescio della medaglia risiede nel fare senza l’essere: scrivere senza essere scrittore, fotografare senza essere fotografo, cucinare senza essere cuoco…

La balbuzie che cosa sa?

La balbuzie compie il circolo vizioso dell’autore senza opera e delle opere senza autore. Questione di autorità, questione di nome. E anche questione di come il nome e l’operatore appartengono a due logiche differenti: logica funzionale e logica delle operazioni o del fantasma. Il paziente, ossia il personaggio, sa che cosa vorrebbe dire? Nel caso che lo sappia, o nel caso che non lo sappia, interviene la credenza che il dire sia sottomesso alle facoltà umane: potere, volere, dovere. Il volere dire (anche il potere e il dovere dire) è quel detto che lascia inesplorato il dire dietro quello che si dice.

Il balbuziente sa: ha il monopolio del sapere, che nel suo discorso coincide con quello della verità. Che cosa sa? Senza nessun itinerario artistico, culturale e scientifico: sa già tutto. Sa come va il mondo: è venuto alla luce che aveva già risolto l’enigma fatale per Edipo
.La balbuzie è una cosa?
L’inciampo è poetico o psicopatologico? La balbuzie è un inciampo della parola? Eppure, s’inciampa con i piedi: allora la balbuzie vale a parlare con i piedi? La balbuzie è un blocco della parola? Ma che cosa si blocca? Una macchina? Un flusso? Quale fisica descrive l’uomo con una meccanica dei fluidi? E si autorizzerebbero su questa metafisica gli idraulici della parola? La balbuzie è un disturbo del linguaggio? E il linguaggio che si lascerebbe disturbare che linguaggio è? È il linguaggio liquido, senza ostacoli, quello di tutti e non solo di Bachelard?
Chiedersi “che cos’è?” la balbuzie porta fuori strada, porta nel discorso della morte, che assunta quotidianamente in particelle, come auspica Hegel, si chiama mortificazione. Ma, non a caso, ogni risposta inesatta alla domanda sulla natura della balbuzie spalanca la via a un business della cura, e le cosiddette terapie risultano mortificanti, offensive e lesive per chi si trova a balbettare.
La gnosi, chiamata oggi teoria della conoscenza, pone l’oggetto dell’indagine come incognita, che in simbolo matematico è “x”. Poi, data l’incognita, non può analizzarla che come funzione di un’altra cosa, variabile, chiamata “y”. E la variabile può formularsi con infinite algebre. L’importante è che valga l’equazione: x = f (y), che implica anche l’uguaglianza a zero nel caso della sottrazione dei due elementi. Se questa ipotesi fosse vera, il mondo sarebbe dominato dalla genealogia, e chi nascerebbe rotondo non potrebbe che morire quadrato.
L’impossibile controllo del controllo
io balbetto ancora… ma nn sempre.. eh eh quando mi fa comodo ma.. inconsciamente e per forza….quindi io sono mirko santoro e tale resto indipendetemente da che io parli fluentemente o meno … nn è quello di certo un problema visto che nel mio caso vado a targhe alterne a seconda delle stronzate delle gente che girano x aria scusate il termine

Fonte:http://www.balbuzie-news.it/forum/discussioni-f10/il-discorso-del-re-balbuzie-e-mirko-santoro-t508.html